Le “parole” riscoperte con il virus

Le “parole” riscoperte con il virus

“Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita” (Luca 21, 10.19).

Sento l’avverarsi di questa parola del Signore Gesù. Una parola detta davanti alla meraviglia del Tempio di Gerusalemme che di lì a pochi anni sarebbe stato raso al suolo. Una parola che è pronunciata oggi davanti a tante nazioni in guerra, agli incendi devastanti, alla moria per la fame e la sete, allo sfruttamento dei poveri e dei deboli, ai frequenti terremoti, alla devastazione della creazione a opera dell’uomo, in particolare davanti sfasamento del clima. Una parola che si avvera oggi su questa pandemia da corona virus che va devastando il mondo intero. Sperimentiamo paura, angoscia, preoccupazione, desolazione, disperazione. Quelle immagini del triste corteo dei camion militari che nella notte trasportano le bare di chi non ce l’ha fatta, le vie completamente vuote… e il tono quasi angustiante di racconta le notizie…

Questa situazione sconvolgente ci chiede di fermarci e riflettere. Si è rotto il vaso di cristallo delle nostre convinzioni, abitudini, routine di vita. Fermarsi e riflettere. Mi lascio provocare da una domanda: “Cosa vuol dirci il Signore con questa devastazione?”. Qualcuno ha parlato di un castigo di Dio, ma Dio non castiga nessuno, perché non vuole che i suoi figli soffrano. C’è chi parla di latitanza di Dio, ma lui è presente in noi e nelle creature, nella Parola, nei Sacramenti e nelle vicende della vita. Una parola forte, che ci chiede di essere scoperta, accolta e portata nella vita, per renderla nuova, migliore. Non per nulla il tutto sta accadendo nel tempo della Quaresima, tempo di conversione. Per giungere ad una Pasqua vera.
“Quali messaggi Dio vuol darci con la presente pandemia?”.
Provo a condividere qualche pensiero, e ognuno approfondirà nel suo cuore.

  • Consapevolezza della nostra fragilità: E’ bastato un piccolo virus per mettere in costernazione, paura, disagio e agitazione tutto il mondo, anche i ricchi, i potenti. L’uomo una creatura debole, fragile… una foglia, non una quercia. L’uomo non è padrone di niente, può disporre di tutto, ma non con libero capriccio. Abbiamo bisogno di riconsiderare la nostra fragilità non per spaventarci, avvilirci, ma per lasciarci avvolgere dall’umiltà e andare alla ricerca di “Colui che è potente e santo è il suo nome”. La fragilità invoca la fede, la certezza di quel Dio di Gesù Cristo che ci ama e vuol essere nostro compagno nella vita, nostro Padre. Lo penso per me, per gli adulti forti, per i giovani che si sentono padroni della vita, per i malati, per i professionisti e gli scienziati… per tutti: l’uomo se riconosce Dio e accetta di allearsi con lui diventa raggiunge la felicità e la serenità.
  • Riscoprire il valore della casa. Siamo stati costretti con disposizioni rigide a stare in casa con tutta la nostra famiglia. “Io sto a casa”. È un motto-regola fondamentale per prevenire e vincere il virus. Stare in casa sollecita a riscoprire il valore della casa, dello stare insieme, dell’essere famiglia, guardandosi in faccia, sorridersi, ascoltarsi, parlarsi, collaborare. Mi piace pensare anche al bene di tenere bella e ordinata l’abitazione in cui cresce e vive la nostra famiglia. Luogo bello non solo, ma anche santo, perché Gesù ha detto agli sposi nel giorno del matrimonio: Io sono con voi, sempre”. Quindi anche Gesù abita la nostra casa e ne fa addirittura una tempio. Quante cose si possono fare in casa: leggere, fare ordine, dare un volto diverso agli ambienti, comunque dialogare, e in particolare pregare, leggere il vangelo…
  • Il valore della compassione: è molto commovente e consolante il gran lavoro di tutto il personale medico, infermieristico, della Protezione Civile, delle Forze dell’Ordine, dei farmacisti e dei tanti volontari per affrontare insieme la pandemia, lottando accanto ai malati e alle loro famiglie, stremati e rischiando la vita: è “dare la vita”, come dice il Vangelo. Come siamo grati e stupiti di tanto bene! La compassione, come insegna il vangelo, che è dedizione e vicinanza soprattutto ai malati isolati, offrendo una parola, un conforto, una preghiera, e persino l’Eucaristia e L’Unzione. La compassione ci mette con amore davanti ad una persona che ha bisogno di tutto, anche di una carezza.
  • Riappropriarci della nostra interiorità. C’è chi ha fatto notare che in questo tempo si sentono i rumori, che non arrivavano più ai nostri orecchi: il canto degli uccelli, il rumore dell’acqua e delle foglie degli alberi… C’è un invito a recuperare il valore del silenzio per gustare la vita che il chiasso e la fretta hanno fatto scomparire. Non solo. Il tempo disponibile e soprattutto un maggior silenzio esteriore ci hanno costretto a guardarci dentro, a scoprire i nostri pensieri e sentimenti, il bello che abbiamo dentro e che va meditato e messo in luce, quella bellezza interiore che chiede di essere custodita e arricchita, e non mortificata dall’eccessiva esaltazione dell’esteriorità.
  • Rispetto della creazione e del clima. Su questo punto c’è da fare una profonda riflessione. Non solo i grandi della terra. Ma anche ciascuno di noi per esprime re quel rispetto e quella cura che tante volte il Papa Francesco ci ricorda e suggerisce non solo per non autodistruggerci, ma anche per vivere in ambiente più sano.
  • La preghiera: noi cristiani sappiamo l’importanza della preghiera: “Cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto, credete e vi sarà dato”, non per convincere Dio sui nostri bisogni (Lui li sa e già ci aiuta), ma per capirli meglio noi e soprattutto affidarci alla sua bontà paterna. Di qui la preghiera che possiamo fare nelle nostre case, di qui la Messa, della quale forse sentiamo l’importanza soprattutto adesso che è sospesa. La preghiera per vivere la familiarità con Dio ed una più vera fraternità con il prossimo
  • Primato di Dio: da sempre l’uomo e la donna hanno preferito contare sulle proprie forze e sulla propria intelligenza, sentirsi padroni assoluti di tutto il creato e di poter agire con libertà assoluta, lasciando Dio in disparte o come ruota di scorta. Lotta al peccato comporta mettere l’uomo al suo posto, cioè come servitore, e Dio al suo posto, come ispiratore e guida. Dio illumina e ispira chi si affida a lui per conoscere e percorrere le vie giuste e di bene per sé e per tutti. Non possiamo vivere come se lui non ci fosse. Occorre riferirsi a lui e affidarsi alle sue leggi.
  • L’uso dei social. Sono stati una provvidenza in questo tempo per comunicare, mantenere relazioni, dialogare, seguire lezioni… Siamo sollecitati ad un uso sapiente e positivo.
  • “Mai senza l’altro”. La vicenda della pandemia ci ha trovati disponibili a darci la mano. “Insieme si può!”. Un ”insieme” assolutamente indispensabile per lottare e vincere. Non solo tra singoli, ma anche tra nazioni, governanti, studiosi, ricercatori… Quante volte Papa Francesco in questo tempo ha parlato delle varie forme di egoismo, che sono peggio del virus che ci attacca in modo subdolo e distruggente. Non si può più pensare di agire da soli, di risolvere da soli i problemi… Bellissima e commovente la sequenza di preghiere, Ss. Messe, Rosari, Via Crucis, ecc. con cui noi cristiani ci siamo accordati per fronteggiare un nemico invisibile e forte. Sì, la forza della preghiera insieme, insistente, perseverante… che sposta le montagne. Occorre fare cordata, mettersi insieme. Una bella lezione che dobbiamo imparare tutti ancora meglio e co più concretezza. “Insieme”, cioè “alleati” con le persone, con le istituzioni, fra le nazioni, ma anche con il mondo in cui viviamo, con il clima. Ascoltiamo Papa Francesco in quel venerdì 27 marzo, dopo che sotto la pioggia battente aveva pellegrinato, solo, curvo, vacillante sotto un peso enorme di sofferenza e di passione, verso la Croce: “Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città. Si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante” e “ci siamo ritrovati impauriti e smarriti”, “presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa”. “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme”. Papa Francesco, e questo è un dono straordinario, sta conducendo non solo la barca di Pietro con coraggiosa speranza, ma tutta l’umanità verso una fratellanza, di cui finalmente sentiamo il bisogno e di cui abbiamo sperimentato la forza.

Ho vissuto un tempo difficile. Ho avuto possibilità di pregare di più, di telefonare a persone “dimenticate”, ho soddisfatto il desiderio di leggere… ho provato a valorizzare “la solitudine”. Ho sentito la vicinanza del mio popolo. Ognuno può fare una sintesi e verificarsi sui “vantaggi” di questo tempo e le chiamate urgenti a convertirsi ai valori, alla Persona di Gesù e ai fratelli.

d.Piero

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